Durante questo periodo in cui, tra lockdown, zone rosse, aperture e chiusure parziali istituzionali, sono stati messi a dura prova gli equilibri familiari e sociali tanto per gli adulti quanto, o ancor di più, per i giovani e giovanissimi. Gli studenti, grandi e piccoli, hanno vissuto un improvviso cambiamento nel loro percorso formativo, della loro quotidianità e un grande carico emotivo legato principalmente alla solitudine e all’incertezza. Ora che siamo prossimi al rientro scolastico in presenza, dopo mesi di autogestione delle ore di lezione e isolamento -totale o parziale- dalla socialità, da un lato si osserva una nuova energia positiva, che segna il ritorno alla “normalità”, dall’altro il disagio tipico dell’età scolare ricco di dubbi, incertezze e ansie per il futuro prossimo viene amplificato da un nuovo importante fattore: è stato difatti osservato, dallo studio condotto su circa 700 adolescenti dalla SIMA (Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza) insieme al laboratorio Child in Mind lab della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, che la quarantena ha lasciato dei segni tangibili sulla salute dei più giovani sia a livello fisico, sia a livello mentale mettendo in luce un’alta incidenza di problematiche legate all’ansia. 

Dunque, alla luce di quanto detto, il rientro a scuola è di fondamentale importanza per ritornare al contatto umano e per ricostruire il gruppo e le dinamiche a esso connesso, esperienza imprescindibile per i bambini ed i ragazzi di tutte le età. Il rientro in presenza darà l’opportunità di riprendere le relazioni faccia a faccia, messe quasi del tutto in stand-by e sostituite dai social, di imparare a gestire la necessità di ‘vicinanza fisica’, contenendo fenomeni di ritiro sociale o -all’opposto- socialità compulsiva, di ripristinare gli equilibri della quotidianità familiare e della socialità con il gruppo di pari, permettendo così il confronto e la crescita.

Va sottolineato però che il rientro a scuola e la ripresa della “normalità” possono portare ad avere difficoltà in campo relazionale e sociale (come socialità compulsiva o ritiro sociale, paura dell’altro, difficoltà comunicative tra pari, etc…), difficoltà di concentrazione in classe, difficoltà nel rispetto delle regole scolastiche, irritabilità e, con l’aumento dell’età, anche comportamenti a rischio (abuso di sostanze e/o di alcool, disturbi alimentari, abbandono scolastico). 

È dunque fondamentale accogliere il giovane e intervenire senza drammatizzare, vedendo solo gli aspetti patologici, e senza sminuire, ma rimanendo nel qui ed ora e comprendendo il disagio manifestato dai comportamenti disfunzionali. Diventa un aspetto indispensabile, in famiglia quanto a scuola, parlare apertamente delle emozioni legate a ciò che è stato vissuto fino a questo momento, ciò che si sta vivendo ora e che si vivrà nel prossimo futuro: è importante far comprendere ai giovani cosa stanno vivendo e insegnargli ad esprimerlo in maniera funzionale.

Dott.ssa Floriana Mariotti

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