Quando ci si trova a gestire una persona che soffre di attacchi di panico si possono sperimentare una serie di emozioni negative di diverso tipo, dalla paura alla rabbia, alla frustrazione, proprio a causa della complessità della manifestazione e della difficoltà a comprendere come aiutare realmente quella persona.

Molto utile è imparare a riconoscere i sintomi in modo da poter riconoscere la situazione e poter, quindi, rassicurare l’altra persona su ciò che sta accadendo senza farsi coinvolgere in una spirale di paura. Dato che la sola osservazione non permette di comprendere cosa stia vivendo la persona e di cosa avrebbe bisogno per stare meglio, è fondamentale chiedere alla persona informazioni su cosa stia vivendo e cosa essa stessa ritenga utile per stare meglio: in questi casi bisogna fare molta attenzione a non imporre il proprio modo di fare e a non far prevalere le proprie emozioni ma focalizzarsi su ciò che la persona chiede e nella modalità che preferisce. Ad esempio: una persona molto fisica potrebbe pensare che un caloroso abbraccio possa alleviare ogni preoccupazione, tuttavia la persona che sta vivendo in quel momento una crisi di panico potrebbe trovarlo costrittivo o non avere piacere nel ricevere quel gesto in quello specifico momento; oppure una persona molto direttiva potrebbe dare diverse indicazioni su come “riprendersi” in maniera perentoria che, però, potrebbero essere vissute come pressanti e ansiogene da chi sta vivendo il panico. Nel dubbio è sempre meglio chiedere di cosa avrebbe bisogno, ad esempio “avresti piacere se ti abbracciassi in questo momento?”, “ti andrebbe di parlarne?”, “Potrebbe essere utile fare due passi?”. 

Per una persona che sta vivendo un attacco di panico è molto importante sentirsi compresa e capita, per questo bisogna cercare di mettersi il più possibile nei suoi panni e cercare di capire cosa stia provando, non solo chiedendo cosa vorrebbe ma anche accogliendo il suo disagio e rendendosi disponibili ad aspettare insieme che passi.

Nonostante la messa in atto di queste attenzioni, può accadere che la persona in crisi di panico non sia in grado di, o non voglia, esplicitare ciò che accade: in questi casi è importante non insistere facendo domande pressanti o proponendo soluzioni a raffica per cercare di far esplicitare ciò che potrebbe aiutarlo, e non cercare di capire o interpretare la causa dell’attacco di panico poiché creerebbe ancora più confusione o frustrazione nella persona. Può accadere anche che la persona possa rivelarsi scortese o irritabile e possa allontanare, anche in maniera brusca, chi sta cercando di aiutarlo: in questi casi è fondamentale evitare discussioni, cercare di continuare a mostrarsi comprensivi e concederle lo spazio richiesto tenendo a mente che in quel momento la persona è in un forte disagio e spaventata.

A livello di comunicazione è fondamentale usare un tono rassicurante, non far sentire giudicata la persona che sta avendo l’attacco di panico e tranquillizzarla sul fatto che non c’è nulla di male o vergognoso in ciò che le sta succedendo. Fondamentale anche non sminuire ciò che sta vivendo e sperimentando, evitando frasi che possono aggravare la situazione, come “stai esagerando” o “sei pazzo”, ma bisogna cercare di far sentire la persona compresa e al sicuro. 

A livello di strategie si può aiutare la persona a regolare la respirazione, ricordando di rallentare e controllare la respirazione o chiedendo di contare inspirazioni ed espirazioni dato che spesso chi sta avendo un attacco di panico ha la tendenza a fare respiri brevi e frequenti, rischiando di andare in iperventilazione o persino in apnea, innescando così un circolo vizioso che porta a spaventarsi ancora di più. Inoltre, durante l’attacco di panico è possibile che la persona avverta molto caldo o freddo perciò può essere utile regolare la temperatura proponendo di rinfrescarsi o avvolgersi in una coperta, a seconda del bisogno, del momento o di dove ci si trova.

Passato il momento di crisi, e lasciato il tempo di riprendersi, si potrebbe infine suggerire in maniera gentile ed empatica alla persona di rivolgersi ad uno specialista poiché solo un esperto può individuare la terapia migliore per gestire il problema.

Dott.ssa Floriana Mariotti

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