“Questo è un momento importante
E anche se una parte di me vorrebbe lasciarsi andare al pianto e al rimpianto
E anche se una parte di noi vorrebbe urlare e sfogare la rabbia giusta
I nostri figli e chiunque ci vedrà oggi
ci ricorderà sicuri e fiduciosi
e di più
contagiosamente sorridenti e sereni”
(Cit.)

Il tempo passa veloce, come i motori di una scattante Ferrari che sfreccia a tutta birra e ce ne accorgiamo solo quando la fuoriserie è già passata. Spesso ci si lamenta del poco tempo a disposizione per portare a termine le infinite cose che vorremmo fare.

Attualmente pare, invece, che l’esistenza si sia fermata anzi che sia rimasta bloccata dal virus Covid-19 che, da un anno a questa parte, condiziona la nostra vita. Il virus ci ha privato del profumo della libertà, ci ha incatenati tra le quattro mura delle nostre case e ci ha reso soli. L’adattamento, i cambiamenti ed il modellamento dei nostri pensieri e, quindi, delle nostre azioni sono le conseguenze della pandemia. La resilienza individuale è costantemente messa a dura prova ed, ogni giorno che passa, sembra essere sempre più difficile ri-trovare la precedente omeostasi ed il precedente equilibrio che scandiva le nostre giornate prima di essere risucchiati da una situazione così surreale.

Ciò che più desta preoccupazione è l’impatto che tutto questo sta avendo sulla vita degli adolescenti. L’adolescenza è una fase dello sviluppo complicata, caratterizzata dai cambiamenti fisici e dalle crisi d’identità che definiscono la personalità. L’ambiente scolastico, le amicizie, le relazioni sentimentali e lo sport sono tutte esperienze che contribuiscono allo sviluppo ed al rafforzamento dell’Io del giovane. È nell’adolescenza che si impara a gestire il confronto con gli altri, ad acquisire una maggiore sicurezza ed a gestire lo stress. Inoltre, è presente un’ampia sperimentazione in tutti gli ambiti della propria vita che vanno da quelli sentimentali a quelli intellettuali e professionali. Tutte esperienze volte ad individuare e ad intraprendere il giusto percorso verso la propria autorealizzazione.

Il lockdown ha cambiato i ritmi e le abitudini dei ragazzi, costringendoli ad interagire con l’esterno restando a casa. All’inizio, la novità è stata ben tollerata e mediante l’ausilio della tecnologia  sono stati capaci di reinventarsi, dimostrando una buona capacità di adattamento. A lungo andare, quello che era la novità ha perso di fascino. A poco più di un anno dal lockdown, l’assenza degli innumerevoli stimoli ha inciso negativamente sulla visione del futuro dei giovani. I ragazzi non hanno né scopi e né obiettivi e di conseguenza, si sentono persi, vuoti, inutili ed abbandonati. Inoltre, non hanno con chi parlare e non hanno valvole di scarico per sfogare le loro emozioni negative. Di fronte a tanta impotenza, sofferenza ed al senso del fallimento non sorprende che, il giovane si senta tormentato da pensieri depressivi e di autosvalutazione. Da questo modus essendi è derivato uno spiacevole circolo vizioso che annebbia la visione delle possibili soluzioni oltre ad incrementare l’idea di porre una fine a tale disagio. Lo stress accumulato ha prodotto desiderio di morte. Ed ecco che si preferisce ricorrere ad atti di autolesionismo e di suicidio. Sono proprio i reparti di neuropsichiatria infantile a lanciare l’allarme. Nei ragazzi dai 12 anni ai 17 si è osservato un aumento di sintomi di malessere acuti o in via di cronicizzazione, facendo salire del 50-70% le forme di autolesionismo e di suicidio tra i ragazzi. 

Cosa si può fare per aiutare i giovani?

Gli adolescenti vanno osservati, non criticati e non giudicati; inoltre, vanno ascoltati ed accolti, donando loro empatia, calore ma soprattutto aiutarli a dare un senso a tutto quello che sta accadendo in questo periodo storico.

Occorre sia stimolarli ad ascoltare e a dare voce alle loro emozioni, sia accompagnarli nella ristrutturazione dei loro pensieri, rendendoli maggiormente flessibili. Aiutarli a prestare maggior attenzione al bello che li circonda, a prenderlo in considerazione come mezzo attraverso il quale alimentare dentro di sé la parte creativa; cercare all’interno le risorse per continuare ad avere fiducia nella vita, credere nelle infinite possibilità che l’esistenza può donare ad ognuno di noi. Avere fede nelle proprie capacità. 

Infine, restare ottimisti ed immaginare come si vorrebbe essere e dove si desidererebbe stare tra qualche tempo aiuta ad alleggerire lo stress e ad alleviare la tensione generale.

A tale fine, oltre al supporto familiare, scolastico e dei coetanei può essere di aiuto un percorso psicologico sia individuale che di gruppo.

Dott.ssa Veronica Feliciani
Dott.ssa Monica Chiovoloni
Dott.ssa Margherita Napoli

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