Chi di noi non ha mai sentito parlare di bullismo? Però molti ignorano quanto questo problema sia diffuso e pervasivo specialmente tra i giovani e i giovanissimi. Il fenomeno è in continua crescita e coinvolge per lo più la fascia di età che va dai 9 ai 17 anni. In Italia ogni anno circa tre milioni di ragazzi subiscono prevaricazioni, soprusi, minacce, furti, denigrazioni, derisioni, aggressioni sia fisiche che psicologiche da parte di coetanei. Si può parlare di atti di bullismo quando sono presenti alcune condizioni particolari come: uno squilibrio di forza tra il bullo e la sua vittima; l’intenzionalità di agiti ostili nei confronti del più debole finalizzati a ferire (anche solo psicologicamente) o a deridere; e infine la ripetitività di tali atti nel tempo, che determina una condizione cronica di sudditanza psicologica. Questa “rinuncia a difendersi” va ricercata nella bassa autostima che spesso connota la vittima, associata ad elementi di fragilità e subordinazione come: fattori gerarchici, sociali, all’orientamento sessuale, all’etnia o alla disabilità. Il bullo non è quasi mai un individuo con un basso Q.I; in realtà il profilo psicologico che emerge è quello di individui intelligenti, anaffettivi, privi di sensi di colpa, con un temperamento attivo-impulsivo e che selezionano le proprie vittime tra coloro che appaiono più fragili e vulnerabili.

Particolarmente importate è la presenza del gruppo, il ”branco”, che partecipa all’aggressione fungendo da spettatore e che magari riprende la scena mediante smartphone. Ci sono poi i “gregari” che aiutano materialmente il bullo nell’azione e, infine, l’insegnate che probabilmente è al corrente di ciò che accade e che a sua volta, può essere esso stesso vittima di scherzi e derisioni.

Nell’individuo bullizzato le conseguenze possono essere anche gravi. Nell’immediato la vittima per sottrarsi alle aggressioni adotta un comportamento evitante non frequentando i luoghi teatro delle violenze; ciò comporta spesso il cambio di istituti o, nei casi più gravi, l’abbandono scolastico. Nel lungo periodo, il trauma può ingenerare nella vittima sentimenti di vergogna, ritiro sociale e ansia con ripercussioni anche nell’età adulta.

Il paradosso di questo fenomeno sta nel fatto che questi comportamenti aggressivi si realizzano per lo più, proprio all’interno di quelle istituzioni, quali le scuole, deputate all’insegnamento di valori come la tolleranza e la pacifica convivenza. L’ingigantirsi del problema ha spinto nel tempo molte istituzioni ed enti pubblici e privati, a studiare il fenomeno, ma gli interventi fin qui messi in atto non mostrano nessun passo in avanti significativo.

Un modello interessante e innovativo è sicuramente il “metodo danese”. Il progetto “Liberi dal Bullismo” è riuscito ad abbattere gli episodi di bullismo nelle scuole dal 27 al 7%. L’intervento consiste nell’osservare le dinamiche all’interno dei gruppi di ragazzi è monitorarne il funzionamento attraverso sondaggi cadenzati nel tempo. Secondo gli studiosi danesi il comportamento aggressivo in un gruppo non è imputabile al singolo componente ma a dinamiche gerarchiche disfunzionali. Questo approccio, associato a un modello educativo che facilita lo sviluppo di competenze sociali ed emozionali, permette agli psicologi di conoscere costantemente il grado di empatia tra i componenti del gruppo e nel caso stimolarla con interventi ad hoc.

Nell’era della generazione Z dei nativi digitali, il trasferimento del bullismo dai luoghi fisici alla rete era inevitabile. Nel XXI secolo nasce il  bullismo elettronico anche detto cyberbullismo.

Il cyberbullismo però non sostituisce il bullismo tradizionale ma semplicemente ne integra gli effetti estendendo e amplificandone la portata. Questo nuova forma di bullismo si realizza attraverso chat, social media, gruppi W.A., piattaforme digitali in cui è possibile condividere commenti e contenuti audio/video. Nascosti spesso dietro nickname i bulli della rete possono molestare le loro vittime con minacce o frasi ingiuriose oppure screditarne la dignità diffondendo video offensivi o scabrosi visualizzabili e scaricabili in tempo reale in ogni parte del mondo da milioni di utenti.

L’aspetto più inquietante del cyberbullismo che lo rende diverso dal bullismo tradizionale è la sua pervasività. Infatti, nel caso di bullismo tradizionale per la vittima è sufficiente evitare i luoghi delle aggressioni per essere al sicuro. Viceversa il cyberbullismo attraverso internet insegue la vittima, si infiltra fin dentro casa, entra a far parte della sua quotidianità rendendogli la vita un inferno.

Ma c’è un altro aspetto da considerare, I ragazzi vivono nei social una vita che non gli appartiene. Si illudono di poter diventare chiunque, ma in questo chiunque non è contemplato il “Sé”. Ci si identifica sempre con qualcun altro, ma mai con se stessi. Il risultato è una generazione frustrata non in grado di confrontarsi con una società spesso crudele che riduce l’individuo ad un essere autistico, incapace di mettersi in contatto con le sue emozioni. Un terreno così fertile non può che generare adolescenti fragili, vulnerabili, non strutturati, facili prede per chi è a caccia di emozioni forti e perverse. Ma i carnefici in fondo non sono anche loro vittime? 

Il grido di dolore che proviene dai ragazzi non può rimanere inascoltato e ci obbliga ad un cambio di paradigma che affronti in modo diverso questa piaga sociale. Ad oggi gli interventi messi in atto per arginare il fenomeno sono tutti concentrati sul singolo individuo, o al massimo allargati all’ambito familiare del bullo. Quello che sfugge è che la causa del comportamento aggressivo va ricercato in una socialità malata anziché nelle singole individualità. I ragazzi andrebbero educati all’ascolto e all’aiuto reciproco, anziché favorire una competizione sociale che inevitabilmente sfocia in sopraffazione dei più deboli. E’ necessario ripensare un nuovo modello di società più inclusiva e meno competitiva dove ci sia un tempo e uno spazio per tutti. Un cambio di paradigma, che esalti le relazioni umane piuttosto che il raggiungimento dell’obiettivo a qualsiasi costo.

Dott. Massimo Valentini
Dott.ssa Monica Chiovoloni
Dott.ssa Margherita Napoli

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