Maggio è il mese dedicato ai disturbi della condotta alimentare (DCA); con ciò si intendono quelle forme di disagio dove il cibo perde la sua funzione originaria. Ciò probabilmente risale alla primissima infanzia quando, a seguito di ogni pianto, la madre tenta di calmare il proprio figlio dandogli del latte e, di conseguenza, il piccolo apprende che le emozioni si gestiscono con il cibo. Infatti, in alcuni casi si assiste ad una riduzione del cibo fino ad arrivare al rifiuto di nutrirsi, mentre in altri ritroviamo un eccessivo consumo di alimenti. Oltre all’obesità, all’anoressia nervosa, alla bulimia nervosa ed al binge eating; oggi si parla anche di nuove tipologie di disturbi alimentari, quali la vigoressia, l’ortoressia, il piacismo (ovvero il mangiare regolarmente cose non commestibili), il night eating syndrome, la pregoressia (donne che per evitare di aumentare di peso durante la gravidanza adottano diete ipocaloriche ed aumentano l’attività fisica) ed il drunkoressia (assunzione elevate di alcol durante l’aperitivo dopo un digiuno prolungato durante il giorno).

Nella maggior parte dei casi, i disturbi alimentari sono originati ed alimentati da cause di natura emotiva e psicologica. Infatti, in questi pazienti dominano la fragilità, l’insicurezza, le alte aspettative, il disprezzo verso se stessi e la paura di non essere accettati. Non a caso nella maggior parte dei casi, l’esordio è precoce e risale al periodo adolescenziale. Fino a pochi anni fa, questo fenomeno riguardava prevalentemente il genere femminile. Attualmente, si riscontra non solo un aumento dei DCA nelle donne ma vi è, anche, un altrettanto numero alto di maschi invischiati in dinamiche tossiche con il cibo.

Si può, davvero, stare bene con se stessi?
La risposta è Si. Certamente, non tutti gli eventi si possono controllare ma può cambiare la visione prospettica di ogni situazione, facendo leva su ciò che, invece, dipende direttamente dal singolo.

Come diceva uno noto psicoterapeuta della fenomenologia esistenziale:

Se non è in tuo potere cambiare una situazione che ti crea dolore, potrai sempre escogitare l’attitudine con la quale affrontare questa sofferenza.” (VIKTOR EMIL FRANKL)

Un soggetto che soffre di un qualunque disturbo alimentare è una persona che in un certo momento della vita si sente soffocare da un abisso di emozioni e di problemi di varia entità non comprendendo che è in grado di modificare i suoi stati d’animo con strategie più efficaci. Spesso è assente la consapevolezza di ciò che gli sta accadendo e la convinzione che non possa essere compreso dagli altri soprattutto nelle prime fasi.

Nel sentire i pazienti raccontare i propri vissuti e le proprie debolezze ci si può rendere conto di quanto sia importante intervenire tempestivamente riducendo, anche, al minimo le possibili ricadute. A questo punto, gli interventi di prevenzione rivestono un ruolo primario. L’ideale sarebbe agire prima dell’insorgenza de

disturbo vero e proprio, intervenendo direttamente sui fattori eziologici. Tra le peculiarità dei DCA,
ritroviamo il coinvolgimento di meccanismi di identificazione e di imitazione, dove i soli programmi di
informazione e di sensibilizzazione risultano inefficaci e vanno supportati da interventi, includenti il
confronto e lo sviluppo di un maggior senso critico nei confronti dei messaggi dei mass media. Inoltre, un
buon programma di prevenzione deve includere dei training che favoriscano un miglioramento
dell’autostima, del problem solving e delle capacità di comunicazione. A prescindere dal tipo di prevenzione
e dalla terapia optata, il buon esito dell’intero programma è dato dal coinvolgimento e dal supporto dei familiari, degli insegnanti e del gruppo dei pari.

Si può stare bene con sé stessi semplicemente volendosi bene, impegnandosi a superare le avversità e affidandosi, anche, alle premure altrui.

“L’uomo in pace con se stesso, che accetta se stesso, dà il suo infinitesimale contributo al bene dell’universo.
Ognuno presti cura ed attenzione ai suoi conflitti interiori e personali e avrà ridotto di un milionesimo di milione la conflittualità del mondo.”
(Carl Gustav Jung).

Dott.ssa. Veronica Feliciani
Dott.ssa. Monica Chiovolone
Dott.ssa. Margherita Napoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *