Nella misura in cui realizziamo una crescita ottimale, siamo non soltanto liberi (sia pure relativamente), forti, ragionevoli e lieti, ma anche mentalmente sani; nella misura in cui non riusciamo a raggiungere quest’obiettivo, siamo non liberi, deboli, irragionevoli e in preda alla depressione.
(Erich Fromm, Avere o essere? 1976)

“Sono depresso” è una frase che spesso si dice o si sente. Si è realmente depressi o ci si sente così? Sembra banale, ma sono affermazioni che indicano due stati emotivi diversi. Può capitare a tutti, anche alle persone più solari, di sentirsi giù di umore e irritati per diverse motivazioni. Si tratta di un normale stato d’animo transitorio che, nell’arco di qualche ora, passa lasciando spazio ad emozioni più piacevoli, mentre l’essere depresso è una condizione cronica e persistente in cui prende il sopravvento il male di vivere: “Spesso il male di vivere ho incontrato…” (Ossi di seppia, Eugenio Montale)

La depressione ha molte sfaccettature ed il quadro generale risulta articolato. I sintomi colpiscono non solo la sfera emotiva e l’umore del paziente ma anche il corpo. Nel DSM 5 (Statistical Manual of Mental Disorders) vengono descritte diverse forme del disturbo: la depressione maggiore, il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, la distimia (disturbo depressivo persistente), il disturbo disforico premestruale, il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, il disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica ed il disturbo depressivo con altra specificazione.

Tra le manifestazioni più comuni ritroviamo le alterazioni dell’umore, scoppi d’ira, stati d’animo in cui ci si sente tristi, vuoti e disperati, frustrazione generale, perdita di interesse e di piacere per tutte o quasi tutte le attività, calo del desiderio sessuale, astenia, stanchezza e senso di pesantezza, insonnia o iper-insonnia, scarso appetito o aumento dello stesso. Sono frequenti ricorrenti pensieri di autosvalutazione o di colpa, accompagnati da una diminuzione della capacità di concentrazione, di memoria e di indecisione. Sono, inoltre, presenti pensieri negativi e pessimisti verso se stessi e verso gli altri, oltre a ricorrenti pensieri di morte o tentativi di suicidio.

La depressione stravolge l’intera vita della persona con importanti ripercussioni sulla quotidianità, sulla famiglia e sul lavoro.  L’umore depresso, oltre a determinare un minore rendimento sia professionale che scolastico, a lungo andare porta, all’isolamento sociale. Chi è depresso tende a non curare il proprio aspetto, a non nutrirsi sufficientemente e a dormire in modo irregolare con le evidenti conseguenze a livello fisco che ne derivano. A tale proposito, la depressione è stata associata ad un aumento delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari come dimostrato dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità).

“Il male di vivere” può colpire chiunque, a qualsiasi età, ed il sesso femminile sembra essere quello a soffrirne di più. La pandemia da Covid-19 ha aggravato in larga misura la condizione psicologica di chi soffre di questo disturbo dell’umore. L’isolamento, la mancanza di stimoli e di svaghi e soprattutto il privarsi del contatto dei propri cari ha fatto cadere le persone più vulnerabili, tra cui numerosi giovani, in uno stato depressivo, determinando un aumento del disturbo stesso e dell’uso di antidepressivi. 

Il disturbo depressivo va curato tempestivamente ed il trattamento prevede una terapia farmacologica. I soli antidepressivi, però, non sono sufficienti, poiché agiscono solo sui sintomi e spesso le cause sono di natura psicosociale. Quindi, per una migliore e duratura guarigione, è di fondamentale importanza associare alla terapia farmacologica anche un percorso di psicoterapia.

Il senso di morte che accompagna l’individuo, da oltre un anno, a causa della pandemia, oltre ad aggravare la situazione dei depressi cronici ha peggiorato la condizione esistenziale dell’uomo e degli individui più fragili, che pur non facendo parte della schiera dei depressi, si ritrovano a fare i conti con un nuovo contesto economico esistenziale da accettare, con un cambio radicale di vita. Non tutti posseggono la forza interiore per reinventarsi, per affrontare una nuova quotidianità che tenga conto del cambio di paradigma. La paura, il senso di smarrimento, l’incertezza del futuro, paralizzano e congelano ogni eventuale iniziativa, ogni spinta al cambiamento. Non resta altro da fare che adeguarsi passivamente ad una realtà che per il momento non si può cambiare, e coltivare sentimenti di fiducia nei confronti di un futuro che si spera possa essere più magnanimo.

Dott.ssa Veronica Feliciani
Dott.ssa Monica Chiovoloni
Dott.ssa Margherita Napoli

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