Per ottenere una verità qualunque sul mio conto,
bisogna che la ricavi tramite l’altro.
L’altro è indispensabile alla mia esistenza,
così come alla conoscenza che io ho di me.
J. P. Sartre,
L’esistenzialismo è un umanesimo

Il killer di Lecce: quando la felicità resta un desiderio

Viviamo in una società altamente stimolante ed altamente tecnologica. I media, il successo, il denaro e la popolarità tendono ad orientarci sempre più su noi stessi, rendendoci, così, più narcisisti. Ciò implica che la ricerca della nostra identità ed il raggiungimento dello status sociale desiderato ci fanno dimenticare l’altro, così che questi diventa il mezzo per raggiungere i propri fini. Quando ci si presta all’altro si tende, spesso, a dedicargli delle briciole di tempo. Tutto ciò, insieme alle caratteriste personologiche, può far sentire l’individuo sempre più solo, inutile ed invisibile. Né è un esempio il giovane killer Antonio De Marco, ventunenne e studente di infermieristica, che dopo una breve convivenza con Eleonora Manta e Daniele De Santis, un arbitro, ha deciso di ucciderli brutalmente infierendo sui loro corpi con diverse coltellate. De Marco è un giovane timido, schivo, introverso e tranquillo, così viene descritto il ragazzo dai suoi conoscenti. Addirittura, alcuni suoi compagni di classe ricordano a stento la sua voce, per via della sua introversione.

Negli interrogatori è emerso che Antonio desiderava solo essere accettato ed essere accolto. Probabilmente, il giovane si aspettava un maggiore coinvolgimento ed una maggiore sensibilità da parte dei suoi coetanei e dalla collettività in generale. Comportamenti ed attenzioni che, invece, ha ricevuto da Daniele. Perciò, si potrebbe dire che l’incontro ed il rapporto con l’arbitro aveva determinato una svolta nella sua vita. Stava iniziando, così, a sentirsi come desiderava: accettato da un ragazzo affascinante, brillante e socialmente inserito. In questo rapporto amicale il killer aveva intravisto il suo lieto fine, nel quale, probabilmente, era riuscito ad esprimere la sua vera essenza ed era stato apprezzato per quello che realmente era. L’amicizia, infatti, è un fattore fondamentale per la stabilità emotiva, tanto che, nella teoria dei bisogni volti all’autorealizzazione dell’individuo, lo psicologo Abraham Maslow sostiene che la felicità individuale include, come bisogno fondamentale e necessario, quello dell’amicizia.

Di fronte all’inaspettata richiesta di lasciare l’appartamento e, quindi, di separarsi dall’amico tanto desiderato, De Marco si è sentito abbandonato e la rabbia ha preso il sopravvento. L’abbandono, qui, è da intendersi non solo come un’assenza fisica ma, soprattutto, come la perdita dell’autenticità emotiva, che viene sostituita dalla freddezza, dal disinteresse e dall’apatia. Questa esperienza d’abbandono è in grado di generare una profonda ed invisibile ferita. Di fatti, Antonio, probabilmente, ha visto il proprio sogno infranto e, di nuovo, si è trovato travolto dalle sensazioni di solitudine e di nullità; sensazioni dalle quali, verosimilmente, era spaventato. L’impulsività ed il timore non hanno permesso all’infermiere di pensare che, pur non convivendo più nello stesso appartamento, quella amicizia sarebbe potuta continuare e si sarebbe, persino, potuta intensificare.

Quando la gelosia diventa pericolosa.

Il dispiacere e la delusione per quella separazione insopportabile sono sfociati nella gelosia e nella rabbia. La gelosia, laddove non vivacizzante per un rapporto, è dolore, è frustrazione che viene camuffata dalla collera, volta a distruggere, in maniera attiva o passiva, l’amico perduto. In questa vicenda, la rabbia ha indotto l’assassino a distruggere o, meglio, ad uccidere l’Altro, probabilmente per punirlo, poiché, in quanto percepito come oggetto di proprietà, non doveva appartenere a nessun altro. Se il desiderio di De Marco era quello di essere notato, di diventare qualcuno e di essere ricordato, attraverso il suo modus operandi ha cercato, probabilmente, un riscatto. Infatti, l’omicida ha premeditato tutto in modo meticoloso e crudele, così che, il suo sogno di non restare invisibile si concretizzasse, facendo sì che la sua storia giungesse al più vasto numero di persone possibile.

Dott.ssa Margherita Napoli
Dott.ssa Veronica Feliciani
Dott.ssa Monica Chiovoloni

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