L’autoerotismo rappresenta ancora oggi un tabù, una zona d’ombra della sessualità che fatica a liberarsi da quell’alone di vergogna, paura e sensi di colpa che da sempre lo accompagnano. La masturbazione è stata per molto tempo considerata sconveniente, riprovevole e addirittura dannosa alla salute. Niente di più falso!! Parlarne liberamente è difficile ed imbarazzante perché va a toccare la nostra sfera più intima e privata, ancor più se a svelare questo mondo segreto è un adolescente che si sperimenta nelle prime sensazioni sessuali.

Con il termine autoerotismo o masturbazione ci si riferisce a tutte quelle pratiche sessuali, sia maschili che femminili, volte alla ricerca del piacere sessuale e che prevedono una stimolazione autoindotta, ossia non proveniente dal partner, delle zone genitali o di altre zone erogene del corpo; esso coinvolge pratiche molto diverse tra loro, da quelle manuali, a quelle che prevedono l’utilizzo di oggetti di uso comune o di sex toys.

La masturbazione maschile presenta meno varianti rispetto a quella femminile, a causa della natura “esterna” dell’organo sessuale e per la natura prevalentemente fisica e meccanica della stimolazione autoerotica. La tecnica più comune consiste nel tenere il pene eretto all’interno del pugno e nel produrre un movimento con la mano dall’alto verso il basso fino all’orgasmo; una modalità meno utilizzata consiste nello stendersi proni su di una superficie, ad esempio un materasso, ed esercitare una pressione sul membro attraverso il suo strofinamento ritmico fino al raggiungimento del piacere. Le masturbazione femminile è più varia ed influenzata dalle caratteristiche individuali e, per la natura maggiormente “mentale” del piacere femminile, più condizionata dalle fantasie sessuali che accompagnano l’atto. La tecnica consiste prevalentemente nella stimolazione della vulva e soprattutto del clitoride attraverso una o più dita, accompagnando tale strofinamento con il toccamento del seno o di altre zone erogene del corpo; oltre alla stimolazione superficiale è molto comune una masturbazione penetrativa che consiste nell’inserimento di una o più dita nella vagina, stimolandone in tal modo la parete interna.

Il piacere autoerotico è presente sin dall’infanzia, quando il bambino si diverte curioso ad esplorare il proprio corpo e trova nella bocca la zona di maggior interesse e gratificazione; d’altra parte il neonato che, sfiorandosi il pisellino, sorride soddisfatto non è un’immagine che suscita divertita ammirazione? Tale tendenza si intensifica ed assume un significato diverso a partire dalla pubertà fino all’adolescenza, periodi durante i quali i cambiamenti fisici ed ormonali, accompagnati dal risveglio dell’interesse sessuale, stimolano all’esplorazione del proprio corpo e della propria sessualità ed invogliano a sperimentarsi attraverso il piacere autoerotico. La masturbazione può essere considerata una tappa naturale dello sviluppo psicosessuale di un individuo, una fase di passaggio fondamentale verso la sessualità di coppia, che consente all’adolescente di prendere confidenza con le risposte agli stimoli sessuali del proprio corpo e di familiarizzare con il mondo fantastico dell’immaginario erotico.

E’ importante conoscere il proprio corpo per amarlo. E per amare l’altro occorre amare se stessi e il proprio corpo. Toccarsi, sognare e raggiungere uno stato di eccitazione mentale significa abbandonarsi alla naturale ricerca del piacere e alla conoscenza di sé. Il piacere non può destare sospetti o rimproveri. Il piacere può solo essere fonte di piacere. Come ci si può vergognare se si ha un’esplosione di desiderio e sogni.

E allora, ricordate. “Non esistono carezze di cui vergognarsi”.

Dott.ssa Chiara Foti, Dott.ssa Margherita Napoli

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