Se ne sente poco parlare in tv o sui giornali, la maggior parte della popolazione non lo conosce, eppure non è di certo una new entry nell’ambito delle patologiche psicologiche, e che sempre meno silenziosamente si sta diffondendo nella nostra società.

Stiamo parlando del fenomeno degli hikikomori, fenomeno nato in Giappone nella fine degli anni ’90, osservato fra gli adolescenti e i giovani adulti. Il termine “hikikomori” indica una condizione in cui l’unica possibilità di sopravvivenza per chi ne soffre, pare sia quella di allontanarsi dalla vita sociale ritirandosi completamente nella propria stanza. Nel peggiore dei casi, infatti, i soggetti coinvolti mettono fine a qualsiasi forma di comunicazione, anche quella con i propri genitori. Essi sono soliti comunicare tramite bigliettini passati attraverso la porta, pranzano e cenano nella loro stanza con un vassoio passato dal genitore attraverso la porta socchiusa. Invertono il ritmo circadiano vivendo di notte e dormendo di giorno, e tendono a recarsi in bagno quando il percorso che lo separa dalla propria stanza non è frequentato dagli altri membri della famiglia.

Sono soggetti al ritiro sociale non solo gli adolescenti, ma anche lavoratori impiegati nei mestieri più disparati, quali medico, insegnante, poliziotto, ecc. Colpisce in prevalenza soggetti maschili, molto probabilmente perché le aspettative sociali nei riguardi delle donne sono diverse. Nella maggior parte dei casi di adolescenti, il soggetto che pratica hikikomori è figlio unico o primogenito sul quale vertono aspettative molto elevate per il futuro. Per quanto riguarda i soggetti adulti il ritiro è da attribuire alla crisi economica e all’aumento della disoccupazione. È possibile concepire il ritiro in hikikomori anche come una estrema forma di reazione e resistenza di molti giovani nei confronti delle regole della società in cui essi vivono.
Ma quali sono i sintomi in cui potrebbe incorrere una persona in isolamento? Alcuni di questi sintomi sono molto comuni e caratterizzano l’isolamento stesso, e sono:

  • Assenze scolastiche: sembra che nella maggior parte dei casi l’isolamento inizi perché, a causa di un incredibile senso di stanchezza, si comincia a saltare regolarmente la scuola o il lavoro.
  • Paura degli altri: chiamata anche antropofobia, pochi mantengono rapporti di amicizia con altre persone e ancora meno hanno avuto relazioni amorose.
  • Disturbi ossessivi-compulsivi: fa parte di questa categoria chi è vittima di quelle che comunemente vengono chiamate “ossessioni”, quali controllare ripetutamente che i fornelli siano spenti, le mani siano pulite, ecc.
  • Insonnia e inversione giorno-notte: circa il 60% dei soggetti interessati soffrono di insonnia mentre quasi l’80% finisce con l’invertire il ritmo giorno-notte. I giovani reclusi non vivono la loro condizione con serenità. Sanno che stanno perdendo tempo e vorrebbero aprire la porta per tornare a vivere una vita normale, ma non ci riescono. Questo fa nascere in loro un forte senso di ansia e di vergogna che peggiora la loro condizione di isolamento. Uno dei modi per evitare questi pensieri scomodi è proprio quello di invertire il giorno con la notte: dormire di giorno, quando il resto della società al di fuori è sveglia, attiva e produttiva e svegliarsi di notte, quando il resto del mondo va a dormire.
  • Mancanza di comunicazione: molti, chiudono ogni tipo di comunicazione con il mondo esterno. Alcuni hikikomori riescono a uscire di casa in rare occasioni, per lo più di notte, ma di contro, ce ne sono altri che non riescono ad uscire dalla propria stanza arrivando addirittura ad espellere i propri bisogni fisiologici nella loro camera e a smettere di lavarsi pur di non andare in bagno.
  • Regressione infantile: questa regressione si presenta attraverso atteggiamenti quali aggrapparsi alla propria madre, parlare con voci infantili, ecc.
  • Violenza domestica: avviene quando un membro della famiglia non accetta di sottostare alle ossessioni. La violenza si manifesta attraverso urla, pugni contro il muro, rottura di oggetti fragili, e, nel peggiore dei casi, attraverso aggressioni fisiche nei confronti dei membri della famiglia.
  • Depressione e pensieri suicidi: i cambi d’umore sono frequenti così come sentimenti quali senso di colpa, disperazione e desiderio di morte.

L’unica possibilità per l’hikikomori di uscire dal tunnel è la collaborazione da parte della
famiglia.

Dott. Gianmarco Tafuro
Dott.ssa Margherita Napoli.

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