arpes_ipocondria

Uno dei disturbi più letti e discussi che conosciamo è senza dubbio l’ipocondria. Tale termine affonda infatti le sue radici nell’antica Grecia, dove si presumeva che l’ipocondrio potesse essere la parte del corpo da cui
origina la melanconia, ovvero la tristezza e la preoccupazione.
Molti secoli dopo, il famoso scrittore francese Marcel Proust affermò sull’ipocondria: “quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati”.

Ad oggi, pur mantenendo le radici nella medicina antica, il termine ipocondria è stato modificato in “disturbo da ansia di malattia”, come riporta il DSM nella sua quinta edizione, configurandosi come una
pervasiva convinzione e preoccupazione di contrarre o avere una grave malattia o, talvolta, una eccessiva apprensione per la propria salute.
Certamente può capitare a tutti di temere per la propria salute: magari durante un periodo stressante in cui ci sentiamo più fragili o a seguito di dati medici, possiamo agitarci ed avere paura di avere qualcosa che non
va. Ciò non va però confuso con l’ipocondria vera e propria, che rappresenta invece un’interpretazione irrealistica dei propri sintomi (qualora vi fossero) e a cui consegue spesso una drastica compromissione
della vita sociale e lavorativa.

Per diagnosticare il disturbo da ansia di malattia è bene dunque focalizzarsi sulla condizione di base del disturbo ovvero sull’assenza di riscontro di patologie che possano giustificare le preoccupazione ed i convincimenti del paziente, il quale invece si sposta da una ambiente sanitario ad un altro, convinto che finalmente troverà un medico che saprà aiutarlo. In questo loop infinito, la vita del paziente ipocondriaco ruota intorno la sua malattia immaginaria, interagendo con i più svariati medici, specialisti, test ed esami, i quali lo ritengono invece sano. A questo punto, abbattuto dall’incertezza e dalla paura, dichiara spesso che non gli sono stati fatti gli esami più idonei, che la sua malattia non è stata ancora scoperta o che le tecniche investigative, le cure del medico non sono state adeguate. Appare evidente che in questo labirinto di dubbi, nessuna rassicurazione efficace: la vita del paziente si deteriora sempre di più, compromettendone gli aspetti affettivi, relazionali, personali e lavorativi.

Tale condizione clinica, connotata dunque da una potentissima angoscia, ha origine dall’alta comorbilità con i disturbi depressivi e d’ansia, così come può essere una risposta temporanea a condizioni stressanti e/o traumatiche (ad esempio, dopo l’insorgenza di malattie in persone care o dopo incidenti vissuti in prima persona). Oggi come oggi, sviluppare ansia ed apprensione per una malattia sembrerebbe una normale conseguenza del momento che stiamo vivendo. A seguito della comparsa del COVID nella nostra vita, è assai normale sentir crescere la paura di venire contagiati. Quando tossiamo, o magari qualcuno vicino a noi si soffia il naso, ecco che la nostra mente entra in uno stato di allerta, spaventati dalla possibilità di ammalarci.

Essere prudenti è bene, ossessionarsi non sarà invece d’aiuto per adattarci a questa insolita situazione.
Si è riscontrata effettivamente tra le persone un’alta percentuale di comportamenti disfunzionali legati alla paura di contrarre il virus, riproducendo alcuni dei tratti tipici dell’ipocondria, sebbene con minore
intensità. Ad oggi è purtroppo sempre più facile imbattersi in casi di evitamento disadattivo, ove anche solo affacciarsi sulla soglia di casa è diventato un gesto di smarrimento e paura, con un conseguente isolamento
perpetuato nel tempo. Allo stesso modo, sono assai presenti comportamenti di controllo ripetuto del proprio corpo, con lo scopo di trovare segni della malattia: una vera e propria ossessione.

La paura ha certamente un ruolo nella nostra vita: ci tiene lontana dai pericoli e salvaguardia la nostra sopravvivenza ma attenzione a non lasciare che essa ci controlli, in questo modo rischiamo di focalizzarci
solamente sugli eventi più negativi e pericolosi e ci lasciamo sfuggire la possibilità di essere felici. Trovare un equilibrio tra la voglia di vivere e la paura di soffrire è probabilmente una delle sfide più ardue della nostra vita ma è necessario per vivere davvero. Magari domani, appena svegli, invece di pensare a cosa succederebbe se vi capitasse qualcosa di brutto, pensate a quello che potreste e vorreste fare se vi sentiste bene.

Dott.ssa Flavia Falasca
Dott.ssa Margherita Napoli

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