Film shock, crudo e sincero che mostra la realtà dell’anoressia dal punto di vista della protagonista; in modo innovativo rappresenta la complessità dei disturbi alimentari, non in forma documentaristica o strumentalizzando i corpi degli attori come monito delle ripercussioni dell’anoressia, ma in maniera critica rispetto agli stereotipi e alle difficoltà di questa patologia.

Molto efficace e di impatto è stato il mostrare le conseguenze secondarie, come l’aumento della peluria, il decadimento di pelle e capelli, il ricorrere all’alimentazione forzata e il sottolineare come la poca e spesso errata informazione porti a metodi comunicativi dannosi. Nel film sono difatti emblematiche le scene che trattano i rapporti conflittuali tra la protagonista Ellen e le figure genitoriali a lei vicine: la matrigna Susan e la madre biologica Judy.

Centrali inoltre sono il tema dell’ossessività e della paura di perdere il controllo, riportati nella pellicola in alcuni rituali praticati da chi soffre di questo tipo di disturbo alimentare. Per quanto riguarda l’ossessività, e dunque un morboso attaccamento alla malattia, la scena che rappresenta al meglio nella sua durezza questa caratteristica è il gesto che accompagna Ellen dall’inizio alla fine del film, ovvero il controllo spasmodico del suo peso, misurando ossessivamente la circonferenza del suo braccio stringendolo tra pollice ed indice. Per quanto riguarda la paura di perdere il controllo, una scena emblematica nella sua onesta ironia è quella che mostra Ellen che conta le calorie con estrema precisione e disinvoltura, ridendo e scherzando come fosse un gioco a cui è impossibile batterla.

Trattato con estrema attenzione e cura è il rapporto con la famiglia, Ellen difatti vive in un contesto altamente disfunzionale in cui l’assenza e l’abbandono fanno da padrone; le uniche figure positive sono la sorella della protagonista e la matrigna Susan, quest’ultima, nonostante l’assenza di strumenti corretti e reali, non smette di lottare per salvare Ellen. Questi aspetti disfunzionali si manifestano nella scena del gruppo famigliare proposto dal Dottor Beckham, in cui viene sottolineata l’assenza del padre e i presenti si accusano a vicenda piuttosto che concentrarsi su Ellen, scena che lascia lo spettatore confuso e in imbarazzo. Il rapporto con la famiglia risulta essere centrale e di estrema importanza, tant’è vero che una delle scene più toccanti è proprio quando Ellen, dopo aver abbandonato la terapia si rifugia dalla madre biologica, Judy; quest’ultima, dopo una feroce litigata con Ellen, realizza di averla abbandonata e, nella speranza di recuperare il rapporto e salvare la figlia, le esprime il desiderio di accudirla e proteggerla come non ha mai fatto. Ellen commossa si fa nutrire dalla madre come fosse una neonata, le due donne finalmente si ricongiungono, connettendosi per la prima volta.

Catartica è la parte finale, Ellen si rende conto di aver raggiunto il proprio obiettivo: riesce a cingere completamente il braccio con le dita. Durante la notte però un sogno qualcosa le farà cambiare idea, la ragazza sogna infatti di essere finalmente guarita e felice ma, poco dopo, le viene fatto notare che per terra raggomitolato nell’oscurità c’è un corpo magrissimo, guardando meglio capisce che quel corpo morente è il suo, rimanendo così inorridita e spaventata. Ellen si risveglia realizzando di essere ancora viva e capendone l’importanza decide di ritornare in terapia e questa volta di combattere e impegnarsi seriamente.

Questo film non mostra il classico climax ascendente in cui la protagonista improvvisamente guarisce e vive “felice e contenta”, al contrario mostra in tutta la sua durezza il reale processo di presa di consapevolezza di una persona con disturbo alimentare, il finale difatti rimane aperto: Ellen ha maturato una nuova consapevolezza di sé, ritorna in terapia con una nuova determinazione e voglia di vivere, ma se ce la farà o se ricadrà rimane nell’incertezza, come lo è nella realtà.

A mio parere è una pellicola molto importante e deve essere vista e discussa in quanto è una preziosa fonte di informazione. Navigando in rete si possono trovare molti blog pro ana e pro mia, ovvero dei blog in cui vengono promossi i disturbi alimentari, si elargiscono consigli su come non farsi scoprire e tecniche per sentirsi sazi, rafforzando le proprie certezze e mirando alle debolezze di chi legge per convincere a raggiungere il “grande traguardo” della magrezza estrema come soluzione al proprio malessere.

I giovani oggi sono costantemente esposti a questi contenuti e dunque non ne rimangono scandalizzati, un film crudo e diretto che tratta l’anoressia per quello che è può essere quello strumento in più, tanto per il giovane quanto per l’adulto, per sviluppare un occhio critico su un argomento spesso sottovalutato e capirne la pericolosità reale. Documentarsi in modo corretto significa circondarsi di fatti concreti che vanno a demolire le giustificazioni e i falsi miti che vengono costruiti per sostenere la propria patologia. Documentarsi in modo corretto significa imparare a riconoscere i segnali, acquisire i metodi di comunicazione e di intervento che possono essere fondamentali.

È importante informare per prevenire!

Dott.ssa Floriana Mariotti
Dott.ssa Veronica Vizzari


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