Innanzitutto bisogna saper comprendere la differenza tra il narcisismo infantile normale e quello patologico.

Con il primo intendiamo una serie di comportamenti appropriati alla tenera età caratterizzati dallo sviluppo di fantasie grandiose e dal bisogno di mantenersi al centro dell’attenzione. Quando invece, facciamo riferimento al versante patologico, troviamo un’incapacità di dipendere in modo genuino dagli altri, un bisogno di mantenere ad ogni costo l’illusione di grandiosità e di mostrare performance elevate solo per ottenere l’ammirazione altrui e non una soddisfazione interiore.

Gli studi su questo disturbo di personalità hanno suggerito che ci sia una componente genetica alla base. Sebbene sia importante considerare le differenze individuali dovute alla costituzione e al temperamento, indagini recenti hanno rivolto l’attenzione sui fattori ambientali. Tre prospettive, storicamente dominanti e in competizione tra loro, incolpano tre tipi di genitorialità:

    1. Palesemente indulgente
    2. Coinvolto e manipolatore
    3. Poco amorevole e rigoroso

Nel primo caso si sostiene che il narcisismo patologico si può sviluppare sia se i genitori si comportano in modo così indulgente da non scaturire una normale frustrazione del Sé nell’infante, sia se questi si comportano in modo manipolatore così da ritardare l’indipendenza del figlio. Rimanendo all’interno della prima ottica, altri studiosi ritengono che i genitori indulgenti e permissivi portano al narcisismo perché questi insegnano che lui/lei è il migliore ed è autorizzato/a a ricevere trattamenti speciali. Nel secondo caso, invece, il genitore vede il figlio come un mezzo per raggiungere i suoi fini egoistici e non come un individuo da crescere e nutrire, dunque il narcisismo diventa una manifestazione di disperata ricerca di approvazione. L’ultima prospettiva ritiene che la combinazione tra la freddezza dei genitori, le forti aspettative e le dure richieste portino allo sviluppo di questa psicopatologia.

Rilevanti sono state alcune ricerche condotte nel 2006 che hanno analizzato i diversi tipi di strategie genitoriali attraverso autovalutazioni riguardanti il narcisismo, l’autostima e il comportamento dei genitori. È emerso che un atteggiamento genitoriale volto al calore affettivo sviluppa nel figlio un narcisismo pressoché sano,  mentre la presenza di tentativi di vigilanza e di manipolazione nei confronti del bambino scaturiscono più facilmente la patologia narcisistica . Questo suggerisce, anche se non in modo assoluto, che l’accusa contro genitori ipercoinvolti, sia fondata. Questo risultato è a favore anche della seconda prospettiva, la quale pone l’accento sulle strategie di controllo messe in atto dal genitore che creano un contesto insidioso in cui il bambino può arrivare a vergognarsi o a sentirsi non amato nel momento in cui non soddisfa le aspettative dei genitori.

Solo in seguito, nel 2014, si è cercato di capire più da vicino se il disturbo di personalità fosse correlato con una sovrastima parentale nei confronti del figlio o con una mancanza di affetto genitoriale. È emerso che la sovrastima da parte della madre e/o del padre, e non la mancanza di affetto, prevede lo sviluppo del narcisismo patologico, tesi avvalorata anche dalla teoria dell’apprendimento di Millon. Questo accade perché i bambini giungono a valutare se stessi così come credono di essere percepiti dal mondo esterno, come se imparassero a guardarsi attraverso gli occhi degli altri.

Dott.ssa Margherita Napoli
Dott.ssa Viviana Ciavatta
Dott.ssa Valentina Bandiera

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