Nel linguaggio comune diciamo di “essere depressi” quando ci sentiamo tristi e abbattuti per qualcosa che ci è accaduto: un litigio, un problema sul lavoro, la fine di un rapporto d’amore o d’amicizia, una forte delusione, una perdita, ecc. Tuttavia, non ci vuole molto perché si ristabilisca l’umore normale e ci si possa quindi riprendere e andare avanti con la propria vita.

Provare tristezza in relazione a determinati eventi, dunque, è normale ed è un esperienza comune a tutti gli esseri umani, ma quando questo stato d’animo supera certi limiti, per intensità e durata, e quando modifica profondamente l’esistenza della persona che ne è portatrice, tanto da minare la sua capacità di affrontare la vita, parliamo allora di “depressione clinica”, una patologia dell’umore contraddistinta da sintomi fisici, comportamentali, cognitivi e affettivi specifici.

La depressione non è quindi, come spesso si ritiene, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.

I principali sintomi fisici sono: alterazione del ritmo sonno-veglia (si ha difficoltà a dormire oppure si dorme troppo), alterazione dell’appetito (la fame scompare oppure si mangia in modo eccessivo), calo del desiderio sessuale, agitazione o rallentamento psicomotorio, senso di affaticamento, mancanza di energia, disturbi della concentrazione e della memoria.

Tra i sintomi comportamentali più importanti si rileva una riduzione delle attività quotidiane, difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, evitamento delle persone e isolamento sociale, comportamenti passivi, diminuzione dell’attività sessuale.

I sintomi affettivi maggiormente sperimentati dalla persona depressa sono: tristezza, angoscia, disperazione, senso di colpa, senso di vuoto, mancanza di speranza nel futuro, perdita di interesse e di piacere per qualsiasi tipo di attività, irritabilità, ansia.

Tra i sintomi cognitivi rientrano: aspettative negative e irrealistiche nei confronti del futuro, degli altri e della vita, autosvalutazione (tendenza a “buttarsi giù”) e pessimismo, sensi di colpa per non riuscire ad essere come si vorrebbe, incapacità di reagire, idee suicidarie.

Si tratta di un elenco triste e sconfortante di sintomi che recano con sè un grande potenziale di infelicità e vergogna e la situazione può essere resa ancora più complessa dalla mancata comprensione, da parte sia del paziente che di chi gli sta più vicino, di ciò che sta realmente accadendo dentro di lui.

Per coloro che soffrono di depressione è comune credere che il mondo abbia esaurito il suo colore, che tutto sia vuoto e stantio e che “non ci sia alcuna luce alla fine del tunnel”…un individuo depresso indietreggerà di fronte alla vita e non vi parteciperà!

La depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi nella popolazione e può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal livello culturale e dallo status socioeconomico.

Dagli studi scientifici emerge che si manifesta maggiormente nelle donne rispetto agli uomini: compare nel 25% delle donne e nel 12% degli uomini. Questa maggiore vulnerabilità del sesso femminile sembra essere dovuta a fattori ormonali, biologici, ma soprattutto culturali. Le donne, infatti, sono state educate ed abituate ad ammettere il loro disagio psicologico e a chiedere aiuto. Per gli uomini invece le difficoltà psicologiche spesso rappresentano ancora un argomento tabù. Molti uomini sono incapaci di ammettere, anche con se stessi , di stare male e di aver bisogno di cure. Probabilmente per questo tendono a reagire ai vissuti depressivi soprattutto con comportamenti disfunzionali quali, ad esempio, l’uso di alcol e di droghe.

La fascia d’età più a rischio per la depressione va dai 25 ai 50 anni, con un picco dai 35 ai 45 anni , un periodo della vita particolarmente impegnativo e stressante. Sono in continuo aumento le depressioni fra i giovanissimi, i bambini e gli adolescenti.

Dalla depressione si può guarire, ma bisogna curarsi e chiedere aiuto ad uno specialista…non è possibile uscirne da soli!

In genere, nel trattamento della depressione si ricorre alla psicoterapia, associata, nei casi di depressione più importante, ad una terapia farmacologica.

I farmaci antidepressivi, nonostante siano un aiuto spesso indispensabile, non bastano da soli a vincere il disturbo. Si rende, quindi, necessaria una psicoterapia per aiutare ad identificare le cause della depressione e ad accompagnare il processo di guarigione. La psicoterapia può rafforzare la capacità di far fronte alla situazione, aiutare il paziente a comprendere la propria vulnerabilità e a venire a patti con essa, come pure a sviluppare un modo adattativo di affrontare i problemi interpersonali che emergono, o sono amplificati, a causa della malattia.

La psicoterapia costituisce un aiuto prezioso, non solo per la guarigione, ma anche per evitare recidive e ricadute.

Questo lavoro su se stessi può inoltre apportare vantaggi in termini di sviluppo personale, offrendo l’opportunità di uscire arricchiti da questa prova. La depressione infatti, se affrontata in un contesto psicoterapeutico adeguato, porta con sè possibilità di rafforzamento, di crescita e di rinnovamento personali. Il paziente, con l’aiuto del terapeuta, imparerà ad ascoltarsi e a prendere contatto con i propri bisogni e desideri, rompendo equilibri insoddisfacenti, allargando i propri orizzonti, trovando nuove strade.

Dott.ssa Luisa Garofalo, Dott.ssa Margherita Napoli
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